Logo stampa
 

VILLA TRISSINO

La villa sorge ai margini dell’espansione urbana settentrionale di Vicenza, nel mezzo di una vasta area agricola, prossima all’alveo del fiume Astichello. L’edificio è attualmente costituito da un blocco parallelepipedo a due livelli, chiuso agli angoli da torrette rettangolari più elevate, che si ergono su uno zoccolo a scarpa, e mostrano sui fronti esterni tre finestre rettangolari allineate lungo un asse verticale.

Il fronte principale presenta tra le due torrette un settore centrale a due ordini, ciascuno dei quali è scandito da lesene in cinque partiti architettonici, dei quali i tre centrali sono più ampi di quelli d’estremità. L’ordine inferiore, ionico, si caratterizza per un portico a tre arcate aperte nei partiti centrali, ed è concluso ai due estremi da piccole finestre ad arco con soprastanti oculi circolari. Le lesene, a questo livello, sono scanalate, si sviluppano su alti plinti e reggono una trabeazione con fregio liscio. L’ordine superiore, corinzio, reca finestre in asse con le sottostanti arcate (con frontone curvilineo quella centrale, triangolare le due laterali), mentre i due partiti estremi ospitano nicchie con statue. Nelle torrette della facciata sono posti stemmi lapidei.

Gli altri tre fronti non presentano alcuna particolare articolazione architettonica.

La scansione della facciata corrisponde all’impianto planimetrico, in parte alterato nell’Ottocento, concepito ponendo in successione, lungo l’asse mediano, la loggia, il vestibolo e una sala rettangolare trasversale, da cui si accede lateralmente ai due appartamenti disposti sui fianchi della villa, e formati dalla sequenza di tre sale di pari larghezza ma di diverse profondità, legate da precisi rapporti proporzionali.

In Villa Trissino Palladio non intervenne come architetto, ma l’edificio assume rilevanza nel suo itinerario professionale in quanto il committente dell’intervento è quel Giangiorgio Trissino, personaggio di spicco nel panorama culturale di Vicenza dell’epoca che, secondo la tradizione, proprio nel cantiere della villa scoprì il talento di Andrea, dove egli operava come scalpellino. Grazie al Trissino il giovane fu introdotto allo studio di Vitruvio e alla conoscenza dell’architettura classica, assunse il colto soprannome di “Palladio”, e ottenne protezione e sostegno adeguati per emergere come architetto di talento e di cultura.

La villa, da poco realizzata in forme tardogotiche con le due torrette in facciata, era stata acquistata nel 1482 da Gasparo Trissino, padre di Giangiorgio. Quest’ultimo, ereditato il bene, promosse nel 1537 un suo rinnovamento in chiave classica, con l’inserimento del doppio ordine in facciata, del quale è stato ritenuto anche l’ideatore.

Un’incisione contenuta nel Quarto Libro del Serlio ripropone una scansione analoga a quella di villa Trissino, non solo negli elementi architettonici ma anche nei rapporti proporzionali, con le due campate estreme più strette delle tre centrali; pertanto è probabile che il Trissino, dilettante di architettura, abbia preso spunto da quel disegno, a sua volta ispirato alla raffaellesca Villa Madama.  In quegli anni, comunque, il Serlio risulta presente in Veneto, per cui è stato anche sostenuto che egli stesso possa aver fornito il disegno della villa. L’intervento, di portata limitata, si concluse nel 1538.

Negli anni 1798 – 1804, a opera dell’architetto Ottone Calderari, esponente di spicco di una rinnovata tendenza neopalladiana in città, furono eliminate le finestre gotiche del fronte posteriore e si regolarizzò la pianta e la distribuzione delle aperture.

A partire dal 1898, per volontà del conte Sforza della Torre, furono eliminati un camino, decorazioni pittoriche e stipiti di porte che costituivano le ultime testimonianze dell’edificio gotico. Inoltre, furono sopraelevate le estremità del prospetto posteriore, per simulare due torrette analoghe a quelle di facciata.

 
Allegati
LINK